Riforma previdenziale Dini del 1995

Riforma pensionistica Dini effettuata nel 1995. La riforma Dini segue la riforma del 1992 di Treu e Ciampi, e costituisce il progetto di riforma pensionistica più importante di questi anni. Considerando il basso tasso di natalità esistente, la riforma Dini ha lo scopo di rafforzare il sistema pensionistico italiano, con l’obiettivo di garantire una pensione anche alle generazioni future.

La novità più rilevante, consiste nella modalità di calcolo della pensione. Prima del 1995, essa si calcolava in relazione alla media (in genere intorno al 70%), dello stipendio riscosso negli ultimi 10 anni. La riforma Dini, invece, calcola la pensione sulla base dei contributi versati; ne consegue un taglio di circa il 50% delle precedenti pensioni. Per chi alla data della riforma avesse cumulato almeno 18 anni di contributi, vale un sistema “misto”, che stabilisce un calcolo pensionistico per il 50% basato sui contributi versati e per il restante 50% basato sul proprio … Leggi tutto l'articolo

TFR: cosa devono fare i lavoratori?

Come investire il proprio TFR. Al termine del proprio rapporto di lavoro con l’azienda, ogni lavoratore ha diritto al Tfr (Trattamento di Fine Rapporto).
Nel 2006 la riforma previdenziale ha stabilito che ogni lavoratore dipendente, ad eccezione di quelli pubblici, debba scegliere se investire il proprio Tfr per utilizzarlo come strumento di pensione integrativa.

Le scelte a disposizione sono tre:

  1. lasciare il Tfr in azienda;
  2. farlo confluire in un fondo pensione aperto;
  3. farlo confluire in un fondo pensione chiuso;

È valida la regola del silenzio assenso: si hanno 6 mesi di tempo dall’entrata in vigore della legge per scegliere se e dove destinare il Tfr; in caso contrario esso confluirà automaticamente nel fondo chiuso della categoria professionale d’appartenenza.
Se si decide di lasciarlo in azienda bisogna farne comunicazione scritta al responsabile aziendale. In tal caso la legge distingue le imprese con meno di 50 dipendenti da quelle con numero superiore:

  1. Nel caso di aziende con
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Fondi comuni di investimento

Investire nei fondi comuni di investimento. Vengono istituiti in Italia nel 1983 con lo scopo di gestire i risparmi di diversi soggetti tramite investimenti nel mercato azionario. Il capitale del fondo è quindi formato dalle quote di tutti i singoli risparmiatori, i quali hanno gli stessi diritti, guadagni e perdite.

Un fondo comune di investimento rende un guadagno proporzionale alla quota posseduta: più quote si detengono più alto è il guadagno.
I fondi comuni possono essere gestiti da banche o compagnie assicurative, ed ognuno di essi nello specifico ha un proprio regolamento con il quale si stabilisce il numero di quote, la modalità d’accesso e uscita dal fondo e di liquidazione del capitale.

La categoria dei fondi comuni, prevede una serie di distinzioni:

  1. fondi a distribuzione: a scadenza regolare si ricevono delle cedole con i guadagni a cui si ha diritto;
  2. fondi ad accumulazione: i guadagni si liquidano nel momento in cui scadono le quote e
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