Fondi pensione chiusi
novembre 4th, 2009 Posted in Assicurazioni vita e previdenza![]() |
Sono quei fondi destinati a determinate categorie di lavoratori o a dipendenti di una singola azienda. Per tale ragione sono denominati “chiusi”, perché nati da contrattazioni sindacali o dalle associazioni di categoria (chimica, tessile, metalmeccanica, ecc). |
Anche una Regione o una Provincia autonoma può avere i propri fondi pensione. In Italia, attualmente, si stima un totale di 25 fondi pensione chiusi, gestiti anch’essi come i fondi pensione aperti, dalle società di investimento immobiliare (SIM), dalle banche e dalle compagnie di assicurazione.
Se aderire ad un fondo pensione aperto è facoltativo, non lo è invece per quello chiuso, obbligatorio per i lavoratori dipendenti. Il lavoratore autonomo, invece, può scegliere se aderire ad un fondo chiuso della propria categoria, o ad uno aperto. Se si opta per la prima scelta, bisognerà però aspettare 3 anni (o 5 se il fondo è stato da poco costituito) per potersi trasferire ad un fondo aperto.
Nei fondi pensione chiusi si può versare sia il trattamento di fine rapporto che contributi (fissi o saltuari e volontari). Per tale motivo questa categoria di fondi risulta più vantaggiosa di quelli aperti, perché il denaro da farvi affluire può essere di varia natura: contributi del singolo lavoratore (non superiori al 2% del proprio stipendio lordo); versamento obbligatorio del datore di lavoro; destinazione del TFR.
La gestione dei fondi pensione chiusi, può essere espletata da organismi autonomi che però nel loro interno devono sempre contemplare la rappresentanza dei lavoratori, in una percentuale minima del 50% dell’assemblea di gestione del fondo.
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